Il retro di un piccolo ufficio discografico con scatole d'archivio e un giradischi sotto una lampada – AIAI
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Mexicat Records è la casa discografica fondata nel 2002 da Max Viale insieme agli altri membri del gruppo.

Il catalogo Mexicat

Nel catalogo figurano Sperochettùstia dei Cods e La scoperta dell'alba, colonna sonora originale del film di Susanna Nicchiarelli pubblicata il 22 gennaio 2013.

Un’etichetta fondata da musicisti nel 2002

Mexicat Records nasce nel 2002 per iniziativa di Max Viale insieme agli altri componenti di Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo. La fondazione arriva tre anni dopo l’avvio del progetto musicale, in un momento in cui la pubblicazione di un disco passava ancora interamente per la stampa fisica e la distribuzione nei negozi.

Un’etichetta fondata dai musicisti che pubblica ha caratteristiche diverse da una casa discografica costituita come impresa autonoma. Le decisioni di catalogo nascono dalla rete di rapporti del gruppo, i tempi si adattano a quelli della produzione artistica, e la struttura resta dimensionata su poche uscite anziché su un flusso continuo.

Questa configurazione ha un limite evidente nella capacità di investimento e un vantaggio corrispondente nella libertà di scelta. Un catalogo che non deve rispondere a obiettivi di volume può accogliere lavori difficili da collocare, compresi quelli strumentali o legati a un contesto locale.

Disconoir: il quarto album, in vinile nel 2008 e in CD nel 2009

Chi cerca il disco legato a questa etichetta trova Disconoir, quarto album di Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo. Uscì soltanto in vinile nel marzo 2008; la ristampa in CD è del 2009 e compare nel catalogo di 42 Records.

La scaletta della ristampa conta undici brani, da Quando eravamo re a Come una milonga, e il secondo è Niente baci alla francese. In coda c’è una bonus track, il remix di Alla fine dei conti indicato come Post@l Market remix.

Una recensione pubblicata nel marzo 2008 lo descrive come la colonna sonora di un film immaginario, un noir. È un’impostazione coerente con il resto del percorso, che passa poi per le musiche scritte per il cinema: la storia della formazione ne ricostruisce le tappe, mentre la scelta di far uscire prima il vinile e poi il CD è spiegata in vinile, ristampa e CD.

Il catalogo e la pubblicazione di colonne sonore

Fra i titoli del catalogo figurano Sperochettùstia dei Cods e La scoperta dell’alba, colonna sonora originale del film diretto da Susanna Nicchiarelli, pubblicata il 22 gennaio 2013. La presenza di un disco firmato da un altro gruppo indica che l’etichetta non è rimasta un contenitore per le sole uscite dei fondatori.

La pubblicazione di una colonna sonora segue una logica propria. La musica esiste già, commissionata per un film e vincolata al suo montaggio, e il disco nasce da una selezione e da un riordino di materiale scritto per un’altra funzione. Alcuni brani vengono estesi, altri accorpati, perché una durata calibrata su una sequenza raramente regge da sola all’ascolto.

Per un’etichetta piccola una colonna sonora presenta inoltre un vantaggio pratico: il film le fornisce un contesto di riconoscibilità che un disco strumentale, privo di testo e di un artista noto al grande pubblico, dovrebbe altrimenti costruire da zero.

Che cosa fa un’etichetta indipendente oggi

Le funzioni che nel 2002 giustificavano l’esistenza di un’etichetta, stampare e far arrivare i dischi nei negozi, sono in larga parte venute meno. La distribuzione digitale ha reso la pubblicazione accessibile a chiunque, e con essa è scomparso il vantaggio strutturale di chi controllava la filiera fisica.

Ciò che resta è il ruolo editoriale. In un catalogo digitale che conta decine di milioni di titoli, il problema non è più pubblicare ma essere trovati, e un’etichetta con un profilo riconoscibile funziona come garanzia: chi ha apprezzato un’uscita è disposto ad ascoltarne un’altra senza conoscerla.

A questo si aggiunge la funzione di archivio. Un’etichetta che tiene disponibile il proprio catalogo mantiene accessibili dischi che, affidati alle sole piattaforme e ai singoli artisti, tenderebbero a uscire dalla circolazione nel giro di pochi anni.

Formati, tirature e sostenibilità di un catalogo ridotto

Un’etichetta con poche uscite ragiona su tirature che non ammettono errori di stima. Stampare più copie del necessario immobilizza capitale in magazzino, stamparne meno significa esaurire l’uscita nel momento in cui trova attenzione, e la ristampa ha costi fissi che su piccoli numeri incidono in modo sproporzionato.

Questo spiega la sequenza vinile-poi-CD adottata in diversi cataloghi indipendenti dei primi anni Duemila. Il vinile veniva stampato per primo in quantità limitata, rivolto a un pubblico disposto ad acquistarlo; il CD seguiva soltanto se la prima uscita aveva riscontro, funzionando come formato di circolazione più che di collezione.

Con lo streaming il calcolo è cambiato ma non è scomparso. La pubblicazione digitale non ha costi di stampa, però un’uscita che non trova ascolto non genera ricavi apprezzabili, e per le etichette piccole il supporto fisico è tornato ad avere un ruolo proprio come oggetto acquistato da chi segue il catalogo.

La sostenibilità di una struttura di queste dimensioni dipende quindi meno dal volume che dalla stabilità del rapporto con un pubblico ristretto e riconoscibile.

Il nome dell’etichetta, come accade spesso nella produzione indipendente, non descrive il catalogo né lo colloca in un genere: funziona da marchio riconoscibile, e questa neutralità è un vantaggio quando le uscite comprendono materiale eterogeneo, dai dischi di gruppo alle colonne sonore.

Va aggiunto che un catalogo ridotto non equivale a un catalogo occasionale. Poche uscite distribuite su un arco di anni lungo richiedono una continuità amministrativa che va mantenuta anche nei periodi senza pubblicazioni: contratti, diritti e disponibilità dei titoli restano da gestire, e sono proprio queste attività, invisibili nella descrizione di un disco, a determinare se un’etichetta esiste ancora dieci anni dopo la sua fondazione.